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Covid19: numeri turchi

Covid19: numeri turchi

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria alcuni paesi hanno dimostrato al mondo la propria resistenza al Covid 19. Tra questi paesi vi è anche la Turchia.

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria alcuni paesi hanno dimostrato al mondo la propria resistenza al Covid 19. Tra questi paesi vi è anche la Turchia. Il suo presidente Recep Tayyip Erdogan ha recentemente illustrato alla nazione e al mondo, le prestazioni della Turchia nella gestione del coronavirus, indicandole come un grande successo. All’interno del paese è stata lanciata una campagna mediatica di informazione sull’andamento dei contagi, che ha dimostrato che gli ospedali erano in grado di far fronte all’emergenza. Le voci dissenzienti rispetto a questa visione sono state immediatamente messe a tacere. Solo nel mese di marzo più di 400 persone sono state arrestate per aver fatto delle dichiarazioni, soprattutto tramite social, giudicate dal governo, offensive e provocatorie, rispetto alla gestione della pandemia. 

Secondo alcune indiscrezioni che filtrano dalle maglie della censura, i dati fino a oggi indicati dalle autorità non sono indicativi della reale situazione in cui sta vivendo il paese. Dai registri anagrafici della città di Istanbul si evince che la Turchia sta affrontando una situazione molto peggiore rispetto alle cifre e dichiarazioni ufficiali. La città ha registrato circa 2.100 morti in più rispetto all’anno scorso, quindi presumibilmente sono da collegarsi al morbo. Comunque sia la situazione, rimane il fatto che è già di per sé  un numero molto superiore a quello indicato dal governo che parla di 2140 deceduti in tutta la nazione. Evidentemente vi è un’incongruenza nei numeri. 

È noto che la Turchia ha avuto più tempo per organizzarsi, rispetto a paesi come l’Italia o l’Iran che si sono trovate in una situazione emergenziale in un lasso di tempo più ristretto, e che sono state accusate da Ankara di aver infettato l’Europa e il Medio Oriente. Messe anche da parte le polemiche rispetto ad una dichiarazione che si potrebbe definire quanto meno inopportuna in una situazione di grave pericolo sanitario, e tornando al tema principale, il fatto di aver avuto più tempo per attuare dei provvedimenti può spiegare solo in parte il basso tasso di mortalità del virus. Il dilemma potrebbe essere legato alla scarsa trasparenza del governo, non alla paventata immunità del popolo turco. Del resto è notizia recente che alcune città e tra esse proprio Istanbul stanno ampliando gli spazi nei cimiteri per accogliere le salme dei defunti, in ampie aree specifiche per quanti non sono riusciti a sopravvivere al morbo. Quindi il problema sanitario evidentemente esiste, con una portata maggiore rispetto a quello fino ad ora dichiarato e reso noto. 

Emanuela Locci

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Fonte: https://www.groi.eu/ar3sc

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